L’adulto che legge comunica con il bambino trasmettendogli il significato del libro ed una parte di sé : il bambino è perciò in grado di capire se l’educatore non è coinvolto dalla lettura, perché magari inconsapevolmente comunica con il proprio corpo se in quel momento non è predisposto al dialogo e se sta provando un reale interesse per il libro.
È bene che quando l’educatore legge, stabilisca un legame con l’ascoltatore, in particolare tramite il contatto fisico, che è ciò che unisce maggiormente due persone e le avvicina sempre più.
A ciò contribuisce anche il contatto visivo, lo scambio di sguardi, che fa percepire al bambino la consapevolezza di essere parte del legame.
La lettura ad alta voce dovrebbe continuare anche quando il bambino sarà in grado di leggere da solo, perché gli permetterà di mantenere quel vincolo che si era costituito tra lettore e ascoltatore, per consolidarlo maggiormente, potendo il bambino, in questo modo, contare su una persona che gli è vicina e che tramite la lettura gli trasmette delle sensazioni.
Secondo il parere di Rita Valentino Merletti, l’educatore non dovrebbe però immedesimarsi troppo nella parte che legge, non prestando la dovuta considerazione al bambino, che si potrebbe sentire ignorato, in quanto svolge un duplice ruolo, quello di lettore e di ascoltatore, attento alle emozioni, che con la sua voce trasmette al bambino.
Non è nemmeno sempre necessario che la sua voce si adegui al ruolo del personaggio della storia che deve interpretare, in quanto la lettura deve essere proporzionata alla personalità del lettore, che deve lasciarsi guidare da quello che è il suo modo di comunicare.
È necessario che utilizzi un linguaggio chiaro e lento, per catturare l’attenzione dell’ascoltatore, che viene in questo modo trascinato dalla lettura ad immedesimarsi nei personaggi, ma avendo anche il tempo utile per formarsi proprie immagini mentali, per capire meglio ciò che la storia vuole trasmettere.
Sarebbe vantaggioso da parte dell’educatore raccontare più che leggere, perché in questo modo può rendersi conto direttamente delle sensazioni che la sua voce suscita nell’ascoltatore, per capire se ciò che legge colpisce l’ attenzione o se, invece, la lettura è troppo impegnativa e crea noia, e quindi non viene vissuta come un’esperienza educativa.
Può accadere che l’ascoltatore si possa distrarre, ma sarebbe proficuo evitare di rimproverarlo, perché già in precedenza, si è affermata la teoria della gratuità della lettura, che non deve essere vissuta come una costrizione, e il bambino quindi può decidere di non partecipare a questi momenti, presentandosi magari più ricettivo, la volta successiva.
Il lettore dovrebbe aver già letto, in precedenza, il libro prima di proporlo al bambino, perché in questo modo, essendo a conoscenza della storia e degli argomenti che tratta, è in grado di capire se il libro è adeguato al livello di sviluppo raggiunto dal bambino.
Saprebbe fare le pause di respiro nei momenti adeguati, atti a creare suspance, per coinvolgere meglio l’ascoltatore, e quando effettuare i cambi di voce per differenziare i personaggi della storia tra loro.
Se un particolare della storia non è stato compreso, perché si è distratto, è bene ripeterlo, perché il bambino potrebbe aver perso il filo del discorso, e non essere più in grado di coglierne il significato.
Nel caso in cui il libro scelto dall’educatore necessiti di troppi “tagli”, perché potrebbe risultare di difficile comprensione al bambino, significa che non è adeguato al suo livello di sviluppo, e quindi, sarebbe preferibile presentarlo più avanti.
Gli scrittori di libri per bambini di solito utilizzano un linguaggio preciso e chiaro, ma, a volte, possono essere presenti nei libri parole che il bambino non è in grado di comprendere: in questo caso non deve essere fatta un’ulteriore semplificazione in quanto è necessario che alcune di queste siano presenti, perché il ruolo della lettura ad alta voce è anche quello di aiutare il bambino ad arricchire il proprio lessico con l’aiuto del lettore.
Secondo lo scrittore Umberto Eco un autore scrive solo metà di un libro, perché la restante parte spetta al bambino, che deve mettere in relazione ciò che è narrato nel libro, con la propria esperienza personale, arricchendo l’opera di un valore aggiunto, riempiendo gli “spazi vuoti”, che permettono quindi alla storia di essere interpretata in modi differenti a seconda del lettore.
Tre sono le competenze che permettono al bambino di fare proprio il libro: linguistica, comunicativa e letteraria, perché utilizzando queste capacità, il bambino può trarre dalla lettura un’esperienza piacevole e gratificante.
Spesso viene sottovalutata l’importanza della rilettura, che invece costituisce per il bambino una parte fondamentale, in quanto incrementa il suo senso di sicurezza, perché si trova a dover affrontare un libro, che gli è già stato presentato e di cui conosce lo svolgimento ed il finale.
Lo priva dell’ansia che scaturisce quando si trova a dover affrontare una situazione a lui sconosciuta, e che genera grande sconforto, perché non è in grado di controllarla: con la rilettura invece, può anticipare il lettore riguardo alle azioni che il protagonista ha intenzione di compiere, eliminando perciò la sensazione di paura e scoraggiamento che l’ignoto gli procura.
In questo modo l’ascoltatore è in grado di comprendere meglio la storia in profondità, può cogliere quegli aspetti che nella prima lettura da parte dell’educatore, gli erano sfuggiti, “impossessandosi” pienamente del libro.
Il lettore da parte sua, deve ascoltare ciò che la rilettura ha promosso, per quanto riguarda sensazioni ed emozioni suscitate, ponendo attenzione a ciò che il bambino vuole comunicargli, evitando di trasformare questo dialogo, in un interrogatorio.
La lettura “non chiede nulla in cambio”, si tratta di un’esperienza gratificante che comporta un arricchimento interiore sia per il lettore che per l’ascoltatore.
Se la storia viene presentata in momenti successivi, sarebbe positivo, che il lettore facesse un piccolo riassunto della storia, per riportare l’ascoltatore al momento precedente in cui erano rimasti; può essere utile anche chiedere al bambino di raccontare quello che si ricorda dell’esperienza passata, per verificare se ha mantenuto in memoria alcuni avvenimenti.
Rita Valentino Merletti asserisce che il lettore potrebbe anche proporre al bambino alcuni confronti fra le letture svolte in un certo periodo di tempo, per mostrargli le differenze ed uguaglianze che intercorrono fra le diverse storie, per fargli capire anche come il protagonista ha saputo risolvere i problemi adottando soluzioni differenti.
Il confronto, potrebbe anche riguardare quelle che sono le caratteristiche fisiche del libro, come ad esempio, la diversità di materiali con cui può essere realizzato (stoffa, gomma, cartone), l’analisi delle illustrazioni che si diversificano per i colori sgargianti, la grandezza di certi particolari, il titolo che può raccontare le avventure dello stesso protagonista in libri diversi …
Spesso i libri per bambini sono sottovalutati, considerati come sottoprodotti letterari, in quanto in Italia, è stata molto presa in considerazione, la critica aspra di Benedetto Croce, che ha sostenuto il fatto che i bambini non sono in grado di apprezzare gli elementi artistici di un’opera letteraria.
L’adulto quando propone un libro al bambino, sarà più partecipe, quando si tratta di un libro risultato interessante anche per lui, perché solo in questo modo potrà trasmettere la stessa passione che anche lui ha provato in prima persona e, quindi, sarà in grado di appassionarlo alla lettura per la vita.
Oltre ad un interesse personale verso il libro da presentare, deve però tenere in considerazione quelli che sono gli interesse del bambino, il suo sviluppo cognitivo, le esperienze di lettura precedenti, per offrire un momento costruttivo, in grado di incidere profondamente nel futuro, per quanto riguarda la sua formazione di lettore.
PER SOGNARE UN PO'...
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La favola non smette mai di affascinare, sia i piccini sia i grandi. Le fiabe sono solo dei ricordi d'infanzia o non sono piuttosto un codice da interpretare? Andiamo alla ricerca dei valori, dei miti, della storia profonda dell'umanità e dell'io che trasmettono. giovedì 17 febbraio 2011
mercoledì 16 febbraio 2011
L'ambiente favorevole alla lettura
È importante che si crei uno spazio specifico destinato alla lettura, che il bambino deve vivere come se entrasse in un altro luogo, separato da quello della realtà quotidiana, ed in cui questa distinzione deve essere segnata, ad esempio, attraverso degli elementi che indichino che quello è proprio il luogo per la lettura e non altro.
L’ambiente perciò deve essere raccolto, intimo, offrire sicurezza e tranquillità al bambino, che non deve percepirlo ostile, ma come luogo in cui sentirsi a proprio agio, libero di esprimere le emozioni che la lettura gli suscita.
In questo luogo possono essere presenti cuscini, tappetini, atti a creare un angolo morbido, in cui la comodità e la riservatezza della posizione in cui sono collocati, contribuiscono ad isolare l’ambiente rispetto al resto circostante ed in cui le fonti sonore sono eliminate, per favorire la concentrazione e il rilassamento senza che si verifichino distrazioni. Secondo quanto sostiene Rita Valentino Merletti, l’adulto dovrà contribuire ad accrescere il senso di sicurezza del bambino trasmettendogli dei segnali favorevoli, che gli indichino che è lì per lui, per condividere un momento di riflessione, in cui la relazione che si è creata è qualcosa di molto profondo che li coinvolge entrambi.
Deve mostrare interesse nello sfogliare le pagine del libro e nel descrivere le immagini richiedendo la partecipazione del bambino e commentandole insieme, in un clima di reciprocità che favorisca il dialogo. La lettura deve avvenire in un preciso momento della giornata al nido, solitamente alla mattina, nell’ora dedicata alla programmazione annuale, e non dovrebbe durare più di mezz’ora, in quanto la capacità di attenzione di bambini così piccoli è ancora limitata, ad evitare di annoiarli rendendo questa esperienza frustrante, per non togliere loro la voglia e la curiosità di sperimentarla ancora.
La lettura ad alta voce è una componente molto importante, e non dovrebbe mancare fra quelle che sono le esperienze fondamentali che favoriscono la crescita del bambino, ma è rilevante anche lasciare che i bambini possano avere la possibilità di scegliere da soli i libri da sfogliare individualmente.
Per questo, dovrebbero essere sistemati su scaffaletti a misura di bambino, che possano, quindi, essere accessibili in qualsiasi momento, ed essere sempre a loro disposizione; la lettura, quindi, deve essere legittima, non una perdita di tempo, ma componente di crescita in grado di favorire l’identità del bambino che si sta formando.
Anche i genitori dovrebbero essere consapevoli dell’importanza della lettura dialogata che viene svolta al nido, per poterla poi proporre anche a casa in modo che si verifichi una continuità, e che non venga vista solo come attività esclusiva del nido, ma diventare un’abitudine consolidata che può avvenire in qualsiasi momento della giornata.
Secondo quanto dichiara la studiosa, la lettura essendo un piacere “gratuito” non deve essere un’attività obbligatoria, poiché il bambino in alcune occasioni può non avere il desiderio di leggere, perché magari è stanco o non è favorevolmente predisposto a compiere questa attività. L’educatore deve essere consapevole di questo per non forzare la volontà del bambino, evitando di generare una vera e propria repulsione alla lettura e privarlo perciò di un’esperienza unica e significativa.
L’ambiente perciò deve essere raccolto, intimo, offrire sicurezza e tranquillità al bambino, che non deve percepirlo ostile, ma come luogo in cui sentirsi a proprio agio, libero di esprimere le emozioni che la lettura gli suscita.
In questo luogo possono essere presenti cuscini, tappetini, atti a creare un angolo morbido, in cui la comodità e la riservatezza della posizione in cui sono collocati, contribuiscono ad isolare l’ambiente rispetto al resto circostante ed in cui le fonti sonore sono eliminate, per favorire la concentrazione e il rilassamento senza che si verifichino distrazioni. Secondo quanto sostiene Rita Valentino Merletti, l’adulto dovrà contribuire ad accrescere il senso di sicurezza del bambino trasmettendogli dei segnali favorevoli, che gli indichino che è lì per lui, per condividere un momento di riflessione, in cui la relazione che si è creata è qualcosa di molto profondo che li coinvolge entrambi.
Deve mostrare interesse nello sfogliare le pagine del libro e nel descrivere le immagini richiedendo la partecipazione del bambino e commentandole insieme, in un clima di reciprocità che favorisca il dialogo. La lettura deve avvenire in un preciso momento della giornata al nido, solitamente alla mattina, nell’ora dedicata alla programmazione annuale, e non dovrebbe durare più di mezz’ora, in quanto la capacità di attenzione di bambini così piccoli è ancora limitata, ad evitare di annoiarli rendendo questa esperienza frustrante, per non togliere loro la voglia e la curiosità di sperimentarla ancora.
La lettura ad alta voce è una componente molto importante, e non dovrebbe mancare fra quelle che sono le esperienze fondamentali che favoriscono la crescita del bambino, ma è rilevante anche lasciare che i bambini possano avere la possibilità di scegliere da soli i libri da sfogliare individualmente.
Per questo, dovrebbero essere sistemati su scaffaletti a misura di bambino, che possano, quindi, essere accessibili in qualsiasi momento, ed essere sempre a loro disposizione; la lettura, quindi, deve essere legittima, non una perdita di tempo, ma componente di crescita in grado di favorire l’identità del bambino che si sta formando.
Anche i genitori dovrebbero essere consapevoli dell’importanza della lettura dialogata che viene svolta al nido, per poterla poi proporre anche a casa in modo che si verifichi una continuità, e che non venga vista solo come attività esclusiva del nido, ma diventare un’abitudine consolidata che può avvenire in qualsiasi momento della giornata.
Secondo quanto dichiara la studiosa, la lettura essendo un piacere “gratuito” non deve essere un’attività obbligatoria, poiché il bambino in alcune occasioni può non avere il desiderio di leggere, perché magari è stanco o non è favorevolmente predisposto a compiere questa attività. L’educatore deve essere consapevole di questo per non forzare la volontà del bambino, evitando di generare una vera e propria repulsione alla lettura e privarlo perciò di un’esperienza unica e significativa.
martedì 15 febbraio 2011
L'importanza della lettura ad alta voce
Secondo Rita Valentino Merletti nel suo libro "Leggere ad alta voce",la lettura ad alta voce svolge un ruolo molto importante per la crescita del bambino, per quanto riguarda lo sviluppo della capacità di ascolto e dei tempi di attenzione, che si prolungano progressivamente.
Il bambino che vive nella società moderna - in cui un ruolo preminente è svolto dai media, in particolare dalla televisione, che propinano continuamente immagini - non riesce a crearsene di proprie, quando l’educatore sfoglia e legge il libro con lui: è assuefatto da un continuo “martellamento mediatico”che lo porta ad assumere un ruolo passivo, in cui le sue capacità immaginative sono sopite.
Diversamente, la lettura ad alta voce gli permette di attivare dei processi mentali e di ordinare le idee che imperversano nella sua mente e gli generano un grande caos.
Se il bambino viene abituato fin da piccolo a formarsi le proprie immagini mentali, mentre è interessato alla lettura condivisa con l’adulto, viene coinvolto maggiormente nella storia, ed è in grado di identificarsi con i protagonisti, dei quali rivive le avventure nella propria mente.
Il coinvolgimento del bambino dipende, però, dal metodo che l’educatore utilizza, dalla sua capacità di interessarlo e di renderlo partecipe, tenendo conto dei diversi approcci con cui i bambini si relazionano al libro.
Ci sono coloro che leggono con gli occhi e quindi sono attratti dalle illustrazioni che favoriscono lo sviluppo della creatività, altri che “leggono” con le orecchie preferendo libri in cui le componenti sonore sono più evidenti, e, infine, coloro che leggono con il corpo e che necessitano quindi, di esplorare i libri con la loro “fisicità”, attraverso l’uso dei cinque sensi.
Secondo quanto afferma la studiosa, la lettura ad alta voce favorisce lo sviluppo della capacità immaginativa, perché il bambino ascoltando la voce dell’adulto si crea le proprie immagini mentali, e da questo deriverà poi, la volontà di leggere autonomamente, una volta che sarà entrato in possesso degli strumenti che glielo permetteranno.
È importante che gli vengano presentate storie diverse, sempre adeguate, però, al suo livello di sviluppo, che gli permetteranno di ampliare la conoscenza del mondo e di allargare i suoi interessi.
Perciò è necessario che possa venire a contatto con libri che presentano anche caratteristiche tattili diverse fra loro, realizzati con materiali vari, che presentino storie legate a momenti di vita quotidiana e, altre, che narrano le avventure di un personaggio in un mondo fantastico.
Proporre una modalità di lettura attenta, precisa, che si svolge in una situazione di tranquillità, in cui sia il lettore che l’ascoltatore sono emotivamente coinvolti, permette di distaccarsi da quella che è la frenesia della società contemporanea, presentando invece un modello di lettura adeguato ai tempi di attenzione del bambino, che consideri anche quelle che sono le sue necessità ed interessi.
L’opinione della studiosa è che, attraverso la lettura ad alta voce si possono cogliere quegli aspetti che potrebbero sfuggire ad una lettura individuale da parte del bambino che, ancora piccolo, si sofferma ad osservare a lungo le immagini per capire lo svolgimento della storia e che, invece, dall’ascolto dell’educatore, percepisce quelle che possono essere le diverse voci dei personaggi, se l’adulto le differenzia fra loro, oltre a comprendere un più preciso ordine delle sequenze della storia.
Ogni libro possiede la propria “voce” interiore e perché emerga è necessario che l’educatore abbia alle spalle un’esperienza già costituita da numerose occasioni di lettura ad alta voce perché, quella propria del libro, si distingua a seconda di ciò che l’autore con la sua storia vuole comunicare.
L’incontro del bambino con la lettura deve essere qualcosa di naturale e non imposto perché possa nascere un legame molto profondo che li tenga uniti per tutta la vita come “compagni di viaggio”, nel cammino di crescita che il bambino dovrà intraprendere.
Il bambino che vive nella società moderna - in cui un ruolo preminente è svolto dai media, in particolare dalla televisione, che propinano continuamente immagini - non riesce a crearsene di proprie, quando l’educatore sfoglia e legge il libro con lui: è assuefatto da un continuo “martellamento mediatico”che lo porta ad assumere un ruolo passivo, in cui le sue capacità immaginative sono sopite.
Diversamente, la lettura ad alta voce gli permette di attivare dei processi mentali e di ordinare le idee che imperversano nella sua mente e gli generano un grande caos.
Se il bambino viene abituato fin da piccolo a formarsi le proprie immagini mentali, mentre è interessato alla lettura condivisa con l’adulto, viene coinvolto maggiormente nella storia, ed è in grado di identificarsi con i protagonisti, dei quali rivive le avventure nella propria mente.
Il coinvolgimento del bambino dipende, però, dal metodo che l’educatore utilizza, dalla sua capacità di interessarlo e di renderlo partecipe, tenendo conto dei diversi approcci con cui i bambini si relazionano al libro.
Ci sono coloro che leggono con gli occhi e quindi sono attratti dalle illustrazioni che favoriscono lo sviluppo della creatività, altri che “leggono” con le orecchie preferendo libri in cui le componenti sonore sono più evidenti, e, infine, coloro che leggono con il corpo e che necessitano quindi, di esplorare i libri con la loro “fisicità”, attraverso l’uso dei cinque sensi.
Secondo quanto afferma la studiosa, la lettura ad alta voce favorisce lo sviluppo della capacità immaginativa, perché il bambino ascoltando la voce dell’adulto si crea le proprie immagini mentali, e da questo deriverà poi, la volontà di leggere autonomamente, una volta che sarà entrato in possesso degli strumenti che glielo permetteranno.
È importante che gli vengano presentate storie diverse, sempre adeguate, però, al suo livello di sviluppo, che gli permetteranno di ampliare la conoscenza del mondo e di allargare i suoi interessi.
Perciò è necessario che possa venire a contatto con libri che presentano anche caratteristiche tattili diverse fra loro, realizzati con materiali vari, che presentino storie legate a momenti di vita quotidiana e, altre, che narrano le avventure di un personaggio in un mondo fantastico.
Proporre una modalità di lettura attenta, precisa, che si svolge in una situazione di tranquillità, in cui sia il lettore che l’ascoltatore sono emotivamente coinvolti, permette di distaccarsi da quella che è la frenesia della società contemporanea, presentando invece un modello di lettura adeguato ai tempi di attenzione del bambino, che consideri anche quelle che sono le sue necessità ed interessi.
L’opinione della studiosa è che, attraverso la lettura ad alta voce si possono cogliere quegli aspetti che potrebbero sfuggire ad una lettura individuale da parte del bambino che, ancora piccolo, si sofferma ad osservare a lungo le immagini per capire lo svolgimento della storia e che, invece, dall’ascolto dell’educatore, percepisce quelle che possono essere le diverse voci dei personaggi, se l’adulto le differenzia fra loro, oltre a comprendere un più preciso ordine delle sequenze della storia.
Ogni libro possiede la propria “voce” interiore e perché emerga è necessario che l’educatore abbia alle spalle un’esperienza già costituita da numerose occasioni di lettura ad alta voce perché, quella propria del libro, si distingua a seconda di ciò che l’autore con la sua storia vuole comunicare.
L’incontro del bambino con la lettura deve essere qualcosa di naturale e non imposto perché possa nascere un legame molto profondo che li tenga uniti per tutta la vita come “compagni di viaggio”, nel cammino di crescita che il bambino dovrà intraprendere.
lunedì 14 febbraio 2011
La fiaba moderna e quella popolare
Marcello Argilli nel suo libro " Ci sarà una volta. Immaginario infantile e fiaba moderna", afferma che la fiaba moderna deriva dalla fiaba popolare, però si distacca da essa in quanto esprime esperienze e bisogni fantastici di un’infanzia che è cresciuta in una società che si è evoluta.
È un’invenzione individuale a differenza di quella popolare, che derivava dall’accumulo di esperienze storiche, stereotipi, tramandata oralmente e soggetta a continue modificazioni a seconda del narratore.
Perché ideata al giorno d’oggi può meglio corrispondere al vissuto fantastico ed emotivo dei bambini e, come sostenuto da Antonio Faeti, che il libro ha perduto la sua centralità diventando un medium tra i media, proprio per questo la fiaba moderna può soddisfare meglio le esperienze e i bisogni fantastici di chi si è formato in una società massmediale, continuando però ad essere condizionata dai materiali e dai simboli della fiaba popolare.
Il destinatario della fiaba moderna è il bambino in età pre-scolare e scolare che comincia a sviluppare conoscenze e curiosità più ampie, sia per esperienza diretta che mediata dai mass media.
Svanisce perciò l’interesse per la fiaba popolare perché i personaggi, gli ambienti, le situazioni del suo mondo fantastico entrano in contrasto con le esperienze, i giochi e il patrimonio di nuovi personaggi e immagini audiovisive, di cui il bambino usufruisce nella realtà contemporanea.
Per l’autore, la fantasia dei bambini è stimolata da molteplici esperienze massmediali che costituiscono un arricchimento della capacità d’immaginazione, per cui per comunicare con loro non si può non considerare il ruolo svolto dai mass media, e quanto questo influisca sulla proposta di storie infantili.
Gianni Rodari sostiene ”I ragazzi di oggi hanno bisogno di un ritmo più veloce nei racconti: il ritmo del cinema, il ritmo del nostro tempo.”
L’avvento della televisione, comporta anche un rinnovamento del linguaggio e dei materiali della fiaba, che si riferiscono a bambini molto informati, svegli e recettivi, non mancando di considerare la consapevolezza che essi hanno acquisito dei diversi generi narrativi massmediali (racconto audiovisivo).
Secondo quanto afferma Argilli, la fiaba moderna ha stretto legami con il mondo che appartiene ai generi cinematografici, televisivi e fumettistici e si esprime con un linguaggio più immediato e stimolante, in grado di cogliere meglio i bisogni ed esperienze dei bambini.
Bisogna tenere conto, di come le letture proposte dalla scuola e dal mercato contribuiscano a formare i futuri lettori.
L’impatto con la lettura sarà, quindi, più facile con storie che hanno personaggi, ritmi narrativi e linguaggio che il bambino avverte più vicini a se stesso, non troppo contrapposti alle storie audiovisive, alle quali è assuefatto.
Oggi, il bambino, è bombardato da un’elevata quantità di immagini da non riuscire a distinguere l’esperienza diretta da quella vista alla televisione, per questo la fiaba moderna può agire come filtro, organizzando le idee nella mente del bambino, e offrendo risposte ai bisogni infantili. La fiaba moderna, elaborando le molteplici possibilità fantastiche della società attuale, aiuta il bambino a scoprire ciò che di meraviglioso si trova nascosto dietro la vita quotidiana, stimolandolo ad applicare la sua fantasia alla realtà che lo circonda, e a non essere solo soggetto passivo degli stimoli massmediali.
Per lo scrittore, attualmente, i bambini non crescono più nella sicurezza di una famiglia allargata o di una comunità ben integrata, per cui è importante fornire loro immagini di eroi che devono uscire da soli nel mondo e che, nonostante all’inizio siano all’oscuro delle finalità a cui devono mirare, possano però trovare dei luoghi sicuri nel mondo, seguendo la via giusta, guidati dalla fiducia interiore.
Immagini di eroi moderni, con cui il bambino si possa identificare e vivere quelle iniziazioni che lo aiutino a conoscersi meglio, favoriscano lo sviluppo della sua personalità e aumentino la consapevolezza della società in cui vive.
È un’invenzione individuale a differenza di quella popolare, che derivava dall’accumulo di esperienze storiche, stereotipi, tramandata oralmente e soggetta a continue modificazioni a seconda del narratore.
Perché ideata al giorno d’oggi può meglio corrispondere al vissuto fantastico ed emotivo dei bambini e, come sostenuto da Antonio Faeti, che il libro ha perduto la sua centralità diventando un medium tra i media, proprio per questo la fiaba moderna può soddisfare meglio le esperienze e i bisogni fantastici di chi si è formato in una società massmediale, continuando però ad essere condizionata dai materiali e dai simboli della fiaba popolare.
Il destinatario della fiaba moderna è il bambino in età pre-scolare e scolare che comincia a sviluppare conoscenze e curiosità più ampie, sia per esperienza diretta che mediata dai mass media.
Svanisce perciò l’interesse per la fiaba popolare perché i personaggi, gli ambienti, le situazioni del suo mondo fantastico entrano in contrasto con le esperienze, i giochi e il patrimonio di nuovi personaggi e immagini audiovisive, di cui il bambino usufruisce nella realtà contemporanea.
Per l’autore, la fantasia dei bambini è stimolata da molteplici esperienze massmediali che costituiscono un arricchimento della capacità d’immaginazione, per cui per comunicare con loro non si può non considerare il ruolo svolto dai mass media, e quanto questo influisca sulla proposta di storie infantili.
Gianni Rodari sostiene ”I ragazzi di oggi hanno bisogno di un ritmo più veloce nei racconti: il ritmo del cinema, il ritmo del nostro tempo.”
L’avvento della televisione, comporta anche un rinnovamento del linguaggio e dei materiali della fiaba, che si riferiscono a bambini molto informati, svegli e recettivi, non mancando di considerare la consapevolezza che essi hanno acquisito dei diversi generi narrativi massmediali (racconto audiovisivo).
Secondo quanto afferma Argilli, la fiaba moderna ha stretto legami con il mondo che appartiene ai generi cinematografici, televisivi e fumettistici e si esprime con un linguaggio più immediato e stimolante, in grado di cogliere meglio i bisogni ed esperienze dei bambini.
Bisogna tenere conto, di come le letture proposte dalla scuola e dal mercato contribuiscano a formare i futuri lettori.
L’impatto con la lettura sarà, quindi, più facile con storie che hanno personaggi, ritmi narrativi e linguaggio che il bambino avverte più vicini a se stesso, non troppo contrapposti alle storie audiovisive, alle quali è assuefatto.
Oggi, il bambino, è bombardato da un’elevata quantità di immagini da non riuscire a distinguere l’esperienza diretta da quella vista alla televisione, per questo la fiaba moderna può agire come filtro, organizzando le idee nella mente del bambino, e offrendo risposte ai bisogni infantili. La fiaba moderna, elaborando le molteplici possibilità fantastiche della società attuale, aiuta il bambino a scoprire ciò che di meraviglioso si trova nascosto dietro la vita quotidiana, stimolandolo ad applicare la sua fantasia alla realtà che lo circonda, e a non essere solo soggetto passivo degli stimoli massmediali.
Per lo scrittore, attualmente, i bambini non crescono più nella sicurezza di una famiglia allargata o di una comunità ben integrata, per cui è importante fornire loro immagini di eroi che devono uscire da soli nel mondo e che, nonostante all’inizio siano all’oscuro delle finalità a cui devono mirare, possano però trovare dei luoghi sicuri nel mondo, seguendo la via giusta, guidati dalla fiducia interiore.
Immagini di eroi moderni, con cui il bambino si possa identificare e vivere quelle iniziazioni che lo aiutino a conoscersi meglio, favoriscano lo sviluppo della sua personalità e aumentino la consapevolezza della società in cui vive.
domenica 13 febbraio 2011
Il superamento del Complesso di Edipo
Il bambino può provare rancore nei confronti del padre che rappresenta l’ostacolo che si frappone fra lui e la madre, nell’ottenere da questa tutto l’amore che vuole avere in modo esclusivo.
La fiaba gli propone quelle che potrebbero essere le possibili soluzioni per giungere a questo scopo.
Dalla fiaba egli, però, riesce a capire che non è il padre che ostacola il loro amore ma la colpa è di un drago malefico che il bambino deve uccidere.
Egli capisce poi, che ciò che desidera in realtà è l’amore di una fanciulla che non ha ancora incontrato, tenuta prigioniera da un malvagio essere, che vorrebbe essere salvata per poi sposare l’eroe.
Il finale in cui sono presenti gli eventuali figli, nati dal rapporto d’amore dell’eroe con la giovane ragazza, non rientra a far parte di quella che il bambino considera un’esistenza felice, perché questo comporterebbe lasciare la madre per occuparsi del sostentamento della famiglia, mentre nella situazione edipica il bambino non può separarsi dalla figura materna.
Nel caso dei conflitti edipici di una bambina, ciò che ostacola il suo rapporto d’amore con il padre è una donna anziana, immagine simbolica della madre, che è gelosa della sua bellezza e per questo la tiene prigioniera.
La bambina desidera avere dei figli con il padre, perché è consapevole del fatto che questi sono ciò che permette ad un uomo e ad una donna di essere più uniti fra loro, non implicando però il rapporto sessuale, di cui non concepisce ancora la necessità.
La bambina nonostante provi dei sentimenti negativi nei confronti della madre, ha la necessità di poter continuare a ricevere le cure da lei, perciò la divide in due figure separate fra loro, la madre buona e quella malvagia, potendo così, allo stesso tempo, essere sostenuta e difesa da quella buona riservando a quella malvagia, quei sentimenti di collera e rabbia che prova nei suoi confronti, senza pentirsene.
Secondo quanto attesta Bettelheim, il genitore o l’educatore, accostandosi al bambino nel presentargli la fiaba contribuisce a sostenerlo, con la sua vicinanza, nel percorso di crescita che sta compiendo, aiutandolo a credere sempre ad una soluzione felice ad ogni difficoltà.
Se i sentimenti di rabbia e collera che il bambino prova rimangono inespressi nel suo inconscio, egli continuerà ad essere sopraffatto continuamente da emozioni negative.
Per evitare questa condizione, deve essere esteriorizzato il mostro interiore che lo opprime attraverso le soluzioni che le fiabe propongono perché in questo modo, può trovare la spiegazione ad una situazione di angoscia.
Dopo aver portato a termine le imprese l’eroe risulterà vincitore, perché attraverso le difficoltà affrontate è cresciuto interiormente, conquistando la propria identità, e per questo sarà degno di comandare sul regno, dopo aver contratto il matrimonio con la partner adeguata.
Nel bambino questa conclusione rappresenta la risoluzione dei conflitti edipici, e la raggiunta formazione di individuo con la propria personalità ed identità.
Inoltre, il bambino, sente la necessità che la giustizia faccia il suo corso, così che il malvagio della fiaba venga punito per le crudeltà commesse, perché solo in questo modo potrà esserci la giusta risoluzione, sia per la dura lotta compiuta dall’eroe, che per il bambino che in questo modo vedrà prospettarsi un futuro felice privo di contrasti.
La fiaba gli propone quelle che potrebbero essere le possibili soluzioni per giungere a questo scopo.
Dalla fiaba egli, però, riesce a capire che non è il padre che ostacola il loro amore ma la colpa è di un drago malefico che il bambino deve uccidere.
Egli capisce poi, che ciò che desidera in realtà è l’amore di una fanciulla che non ha ancora incontrato, tenuta prigioniera da un malvagio essere, che vorrebbe essere salvata per poi sposare l’eroe.
Il finale in cui sono presenti gli eventuali figli, nati dal rapporto d’amore dell’eroe con la giovane ragazza, non rientra a far parte di quella che il bambino considera un’esistenza felice, perché questo comporterebbe lasciare la madre per occuparsi del sostentamento della famiglia, mentre nella situazione edipica il bambino non può separarsi dalla figura materna.
Nel caso dei conflitti edipici di una bambina, ciò che ostacola il suo rapporto d’amore con il padre è una donna anziana, immagine simbolica della madre, che è gelosa della sua bellezza e per questo la tiene prigioniera.
La bambina desidera avere dei figli con il padre, perché è consapevole del fatto che questi sono ciò che permette ad un uomo e ad una donna di essere più uniti fra loro, non implicando però il rapporto sessuale, di cui non concepisce ancora la necessità.
La bambina nonostante provi dei sentimenti negativi nei confronti della madre, ha la necessità di poter continuare a ricevere le cure da lei, perciò la divide in due figure separate fra loro, la madre buona e quella malvagia, potendo così, allo stesso tempo, essere sostenuta e difesa da quella buona riservando a quella malvagia, quei sentimenti di collera e rabbia che prova nei suoi confronti, senza pentirsene.
Secondo quanto attesta Bettelheim, il genitore o l’educatore, accostandosi al bambino nel presentargli la fiaba contribuisce a sostenerlo, con la sua vicinanza, nel percorso di crescita che sta compiendo, aiutandolo a credere sempre ad una soluzione felice ad ogni difficoltà.
Se i sentimenti di rabbia e collera che il bambino prova rimangono inespressi nel suo inconscio, egli continuerà ad essere sopraffatto continuamente da emozioni negative.
Per evitare questa condizione, deve essere esteriorizzato il mostro interiore che lo opprime attraverso le soluzioni che le fiabe propongono perché in questo modo, può trovare la spiegazione ad una situazione di angoscia.
Dopo aver portato a termine le imprese l’eroe risulterà vincitore, perché attraverso le difficoltà affrontate è cresciuto interiormente, conquistando la propria identità, e per questo sarà degno di comandare sul regno, dopo aver contratto il matrimonio con la partner adeguata.
Nel bambino questa conclusione rappresenta la risoluzione dei conflitti edipici, e la raggiunta formazione di individuo con la propria personalità ed identità.
Inoltre, il bambino, sente la necessità che la giustizia faccia il suo corso, così che il malvagio della fiaba venga punito per le crudeltà commesse, perché solo in questo modo potrà esserci la giusta risoluzione, sia per la dura lotta compiuta dall’eroe, che per il bambino che in questo modo vedrà prospettarsi un futuro felice privo di contrasti.
sabato 12 febbraio 2011
La fiaba e le sue funzioni
Secondo quanto sostiene Bettelheim, la fiaba riflette il modo di pensare del bambino, rispecchia la sua visione del mondo, in quanto egli ha un pensiero animistico, per cui pensa che gli oggetti inanimati abbiano una vita propria, ed è egocentrico perché gli risulta normale, per esempio, che gli animali della fiaba rispondano alle domande che l’eroe pone loro, perché lo ritiene possibile.
Per l’adulto le risposte fornite dalle fiabe sono una fantasticheria, perché non è in grado di capire che il bambino non possiede ancora il pensiero razionale, e quindi ciò che la fiaba gli propone, quanto a soluzioni possibili, sono per lui adeguate al suo modo di pensare, perché in grado di capirle.
Sminuire le sue fantasie significa negargli quel senso di sicurezza di cui ha bisogno per affrontare i problemi che gli si presentano, e per consolidare la fiducia nelle proprie capacità.
Deve potersi sentire giustificato poi, nel provare alcuni pensieri che lo opprimono e lo sconvolgono, le cosiddette “fantasie di rivincita” , perché in questo modo potrà acquisire quella fiducia necessaria che lo porterà a risolvere le difficoltà.
Le fiabe, inoltre, svolgono la funzione di ordinare il caos che è presente nella mente del bambino, organizzando le sue idee, oltre a divertirlo e a dargli degli insegnamenti, attuando una certa continuità fra ciò che percepisce e la realtà circostante.
È bene che l’adulto proponga al bambino sia storie realistiche che fiabe, perché egli possa entrare in contatto con diverse tipologie di storie, che incrementano quello che è il suo pensiero razionale ed affettivo.
Il bambino, però, non dovrebbe venire a conoscenza di ciò che i personaggi delle fiabe rappresentano simbolicamente, perché questo potrebbe sconvolgerlo, aumentando il forte senso di colpa che già prova, per i pensieri oppressivi che lo turbano, mentre, invece, il ruolo della fiaba è quello di confortare, e placare quei sentimenti contradditori ai quali non saprebbe porre rimedio da solo.
Se non viene a contatto con le fiabe, a causa di tutte le sensazioni negative che prova, potrebbe sentirsi abbandonato, non degno di considerazione.
Egli necessita perciò di una continua rilettura, che gli permetta di calarsi nel ruolo del personaggio attraverso la drammatizzazione, per sentirlo più vicino a sé.
L’opinione dello studioso è che, le illustrazioni presenti nelle fiabe sono una fonte di distrazione per il bambino, perché con la lettura ad alta voce, da parte dell’educatore, dovrebbe essere in grado di formarsi le proprie immagini mentali, se invece queste gli vengono già rappresentate, si troverà a subire un ruolo passivo, non riuscendo ad alimentare la propria creatività.
Le fiabe iniziano con una situazione problematica che l’eroe deve affrontare; così anche il bambino, nella vita quotidiana, si scontra con numerose difficoltà che deve superare, trovando delle soluzioni ai propri problemi.
Le fiabe non devono partire mai dalla realtà fisica del bambino, perché questo potrebbe incrementare il suo senso di angoscia rendendolo consapevole dei pensieri oppressivi che prova, rappresentati simbolicamente dalle figure malvagie che l’eroe deve sconfiggere.
Dal momento che per il bambino è piacevole viaggiare con la fantasia, al termine della lettura è bene fare anche ritorno alla realtà di tutti i giorni, perché non rimanga intrappolato in una visione distorta della vita, così come l’eroe della fiaba, dopo aver affrontato numerose avventure, ritorna alla sua esistenza quotidiana.
Nella fiaba può accadere che una persona venga divisa in due entità fra loro separate, e questo è ciò che fa anche il bambino quando si trova a dover affrontare una relazione per lui troppo complessa.
Freud ha definito questo processo in psicanalisi “romanzo familiare”, perché il bambino crede che solo uno dei genitori sia vero.
La stessa cosa si verifica anche nelle fiabe perché spesso dei due genitori, uno non è quello vero, ma si tratta, per esempio, del patrigno o della matrigna.
Questa tecnica consente al bambino di esprimere i sentimenti negativi verso il falso genitore senza provare senso di colpa, e quindi, potendo in qualche modo giustificare i pensieri oppressivi che lo schiacciano.
Secondo quanto dichiara l’autore, la fiaba svolge un ruolo molto importante, nel valorizzare quelle che rappresentano delle piccole conquiste del bambino, che in questo modo si sente accettato e sostenuto, incrementando quella fiducia interiore di cui necessita per sconfiggere i problemi che gli si presentano.
Infatti spesso accade, che colui che nella fiaba viene definito come “sempliciotto”, in realtà si riveli un eroe molto abile, che dopo essere stato sottovalutato si dimostra in grado di abbattere i pregiudizi e di farsi valere per quello che in realtà è.
Per l’adulto le risposte fornite dalle fiabe sono una fantasticheria, perché non è in grado di capire che il bambino non possiede ancora il pensiero razionale, e quindi ciò che la fiaba gli propone, quanto a soluzioni possibili, sono per lui adeguate al suo modo di pensare, perché in grado di capirle.
Sminuire le sue fantasie significa negargli quel senso di sicurezza di cui ha bisogno per affrontare i problemi che gli si presentano, e per consolidare la fiducia nelle proprie capacità.
Deve potersi sentire giustificato poi, nel provare alcuni pensieri che lo opprimono e lo sconvolgono, le cosiddette “fantasie di rivincita” , perché in questo modo potrà acquisire quella fiducia necessaria che lo porterà a risolvere le difficoltà.
Le fiabe, inoltre, svolgono la funzione di ordinare il caos che è presente nella mente del bambino, organizzando le sue idee, oltre a divertirlo e a dargli degli insegnamenti, attuando una certa continuità fra ciò che percepisce e la realtà circostante.
È bene che l’adulto proponga al bambino sia storie realistiche che fiabe, perché egli possa entrare in contatto con diverse tipologie di storie, che incrementano quello che è il suo pensiero razionale ed affettivo.
Il bambino, però, non dovrebbe venire a conoscenza di ciò che i personaggi delle fiabe rappresentano simbolicamente, perché questo potrebbe sconvolgerlo, aumentando il forte senso di colpa che già prova, per i pensieri oppressivi che lo turbano, mentre, invece, il ruolo della fiaba è quello di confortare, e placare quei sentimenti contradditori ai quali non saprebbe porre rimedio da solo.
Se non viene a contatto con le fiabe, a causa di tutte le sensazioni negative che prova, potrebbe sentirsi abbandonato, non degno di considerazione.
Egli necessita perciò di una continua rilettura, che gli permetta di calarsi nel ruolo del personaggio attraverso la drammatizzazione, per sentirlo più vicino a sé.
L’opinione dello studioso è che, le illustrazioni presenti nelle fiabe sono una fonte di distrazione per il bambino, perché con la lettura ad alta voce, da parte dell’educatore, dovrebbe essere in grado di formarsi le proprie immagini mentali, se invece queste gli vengono già rappresentate, si troverà a subire un ruolo passivo, non riuscendo ad alimentare la propria creatività.
Le fiabe iniziano con una situazione problematica che l’eroe deve affrontare; così anche il bambino, nella vita quotidiana, si scontra con numerose difficoltà che deve superare, trovando delle soluzioni ai propri problemi.
Le fiabe non devono partire mai dalla realtà fisica del bambino, perché questo potrebbe incrementare il suo senso di angoscia rendendolo consapevole dei pensieri oppressivi che prova, rappresentati simbolicamente dalle figure malvagie che l’eroe deve sconfiggere.
Dal momento che per il bambino è piacevole viaggiare con la fantasia, al termine della lettura è bene fare anche ritorno alla realtà di tutti i giorni, perché non rimanga intrappolato in una visione distorta della vita, così come l’eroe della fiaba, dopo aver affrontato numerose avventure, ritorna alla sua esistenza quotidiana.
Nella fiaba può accadere che una persona venga divisa in due entità fra loro separate, e questo è ciò che fa anche il bambino quando si trova a dover affrontare una relazione per lui troppo complessa.
Freud ha definito questo processo in psicanalisi “romanzo familiare”, perché il bambino crede che solo uno dei genitori sia vero.
La stessa cosa si verifica anche nelle fiabe perché spesso dei due genitori, uno non è quello vero, ma si tratta, per esempio, del patrigno o della matrigna.
Questa tecnica consente al bambino di esprimere i sentimenti negativi verso il falso genitore senza provare senso di colpa, e quindi, potendo in qualche modo giustificare i pensieri oppressivi che lo schiacciano.
Secondo quanto dichiara l’autore, la fiaba svolge un ruolo molto importante, nel valorizzare quelle che rappresentano delle piccole conquiste del bambino, che in questo modo si sente accettato e sostenuto, incrementando quella fiducia interiore di cui necessita per sconfiggere i problemi che gli si presentano.
Infatti spesso accade, che colui che nella fiaba viene definito come “sempliciotto”, in realtà si riveli un eroe molto abile, che dopo essere stato sottovalutato si dimostra in grado di abbattere i pregiudizi e di farsi valere per quello che in realtà è.
venerdì 11 febbraio 2011
Cos'è la fiaba e il suo confronto con il mito
Bruno Bettelheim, nel suo libro "Il mondo incantato",sostiene che le fiabe sono delle componenti fondamentali nella vita del bambino perché lo aiutano nella scoperta della propria identità e nella formazione del carattere: in questo cammino di ricerca personale, come l’eroe della fiaba può contare sull’aiuto di figure favorevoli, per portare a termine la propria missione, così il bambino, identificandosi con esso, potrà cogliere quelle che sono le soluzioni che lo aiuteranno a risolvere i problemi che si troverà ad affrontare.
Nelle fiabe i processi interiori di un individuo sono esteriorizzati e si manifestano nelle avventure che gli eroi devono fronteggiare ed in cui il bambino può rispecchiarsi.
Un esempio di come la fiaba abbia una funzione terapeutica, nell’aiutare il bambino a superare le proprie difficoltà e le ansie che lo opprimono, lo si può ritrovare presso la popolazione indù, in cui ad un individuo che era turbato gli veniva assegnata una fiaba che rappresentava il suo particolare problema, e attraverso la lettura di essa poteva trovare le soluzioni che lo avrebbero aiutato a superare la situazione di difficoltà.
La fiaba non pone richieste esplicite al bambino, per cui egli non è costretto a comportarsi nel modo in cui è descritto il comportamento dell’eroe, ma può scegliere di adottare alcune soluzioni che meglio si applicano alla situazione che sta vivendo.
Spesso ai bambini, però, vengono presentate delle versioni non originali delle fiabe, che, essendo snaturate, non sono in grado di esprimere il loro significato più profondo. Da tali fiabe vengono eliminati gli elementi più mostruosi e ripugnanti che, secondo il parere dei genitori, potrebbero turbare i piccoli, non essendo consapevoli che, al contrario, sono proprio quei componenti che aiuteranno i bambini a sconfiggere i mostri interiori che li turbano.
Le fiabe sono state a lungo tramandate oralmente e modificate, a seconda di quello che poteva riscuotere maggiore interesse nell’ascoltatore ed in base a quelli che erano i problemi che si vivevano in un determinato periodo.
Sia le fiabe che i miti esprimono un conflitto interiore in forma simbolica, e offrono le soluzioni per risolverlo.
Secondo quanto afferma Bettelheim, l’eroe del mito è considerato come una figura con cui il bambino dovrebbe identificarsi, ma è “distante” da lui per grandezza divina, rispetto alla piccolezza dell’essere umano: per quanto questi si possa sforzare non riuscirà mai raggiungere la maestosità dell’eroe, che è un essere virtuoso.
Al contrario, l’eroe della fiaba, viene considerato vicino alla realtà del bambino, è un uomo ordinario, che dopo aver compiuto le sue imprese ritorna alla sua vita quotidiana sulla terra, sperando in un’esistenza felice.
Gli eventi trattati nelle fiabe sono comuni, potrebbero accadere nell’esistenza di una persona, mentre quelli che si verificano nel mito sono grandiosi, epici, che non hanno nulla a che fare con la vita del bambino.
La fiaba è caratterizzata dall’ottimismo, tanto che al termine è sempre presente il lieto fine, di cui il bambino sente il bisogno, per capire che le sofferenze che sta provando in un determinato periodo della sua vita sono passeggere e tutto si risolverà in modo positivo.
Il mito invece si differenzia per il pessimismo, perché si conclude sempre in modo tragico, con la morte dell’eroe, che però, come ricompensa per le sofferenze subite, spera nella vita eterna nel cielo.
Questo pessimismo lo si può riscontrare anche nel bambino, che è preda di conflitti edipici da cui cerca di liberarsi e per farlo deve poter avere la sicurezza di sperare in un futuro migliore, rispetto alle difficoltà che sta vivendo. Quindi proprio la fiaba gli indica quelle che sono le soluzioni che lo aiuteranno a raggiungere uno stato di benessere.
Le crisi che spesso si trova ad affrontare sono rappresentate simbolicamente, nella fiaba, dall’incontro con personaggi particolari, come streghe, orchi e altre figure mostruose, che ostacolano l’eroe nel raggiungimento del suo obiettivo finale e che simboleggiano le difficoltà con cui il bambino si scontra tutti i giorni e che deve superare per conquistare la propria identità.
Nelle fiabe i processi interiori di un individuo sono esteriorizzati e si manifestano nelle avventure che gli eroi devono fronteggiare ed in cui il bambino può rispecchiarsi.
Un esempio di come la fiaba abbia una funzione terapeutica, nell’aiutare il bambino a superare le proprie difficoltà e le ansie che lo opprimono, lo si può ritrovare presso la popolazione indù, in cui ad un individuo che era turbato gli veniva assegnata una fiaba che rappresentava il suo particolare problema, e attraverso la lettura di essa poteva trovare le soluzioni che lo avrebbero aiutato a superare la situazione di difficoltà.
La fiaba non pone richieste esplicite al bambino, per cui egli non è costretto a comportarsi nel modo in cui è descritto il comportamento dell’eroe, ma può scegliere di adottare alcune soluzioni che meglio si applicano alla situazione che sta vivendo.
Spesso ai bambini, però, vengono presentate delle versioni non originali delle fiabe, che, essendo snaturate, non sono in grado di esprimere il loro significato più profondo. Da tali fiabe vengono eliminati gli elementi più mostruosi e ripugnanti che, secondo il parere dei genitori, potrebbero turbare i piccoli, non essendo consapevoli che, al contrario, sono proprio quei componenti che aiuteranno i bambini a sconfiggere i mostri interiori che li turbano.
Le fiabe sono state a lungo tramandate oralmente e modificate, a seconda di quello che poteva riscuotere maggiore interesse nell’ascoltatore ed in base a quelli che erano i problemi che si vivevano in un determinato periodo.
Sia le fiabe che i miti esprimono un conflitto interiore in forma simbolica, e offrono le soluzioni per risolverlo.
Secondo quanto afferma Bettelheim, l’eroe del mito è considerato come una figura con cui il bambino dovrebbe identificarsi, ma è “distante” da lui per grandezza divina, rispetto alla piccolezza dell’essere umano: per quanto questi si possa sforzare non riuscirà mai raggiungere la maestosità dell’eroe, che è un essere virtuoso.
Al contrario, l’eroe della fiaba, viene considerato vicino alla realtà del bambino, è un uomo ordinario, che dopo aver compiuto le sue imprese ritorna alla sua vita quotidiana sulla terra, sperando in un’esistenza felice.
Gli eventi trattati nelle fiabe sono comuni, potrebbero accadere nell’esistenza di una persona, mentre quelli che si verificano nel mito sono grandiosi, epici, che non hanno nulla a che fare con la vita del bambino.
La fiaba è caratterizzata dall’ottimismo, tanto che al termine è sempre presente il lieto fine, di cui il bambino sente il bisogno, per capire che le sofferenze che sta provando in un determinato periodo della sua vita sono passeggere e tutto si risolverà in modo positivo.
Il mito invece si differenzia per il pessimismo, perché si conclude sempre in modo tragico, con la morte dell’eroe, che però, come ricompensa per le sofferenze subite, spera nella vita eterna nel cielo.
Questo pessimismo lo si può riscontrare anche nel bambino, che è preda di conflitti edipici da cui cerca di liberarsi e per farlo deve poter avere la sicurezza di sperare in un futuro migliore, rispetto alle difficoltà che sta vivendo. Quindi proprio la fiaba gli indica quelle che sono le soluzioni che lo aiuteranno a raggiungere uno stato di benessere.
Le crisi che spesso si trova ad affrontare sono rappresentate simbolicamente, nella fiaba, dall’incontro con personaggi particolari, come streghe, orchi e altre figure mostruose, che ostacolano l’eroe nel raggiungimento del suo obiettivo finale e che simboleggiano le difficoltà con cui il bambino si scontra tutti i giorni e che deve superare per conquistare la propria identità.
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